In Georgia
Estate 2001
L'arrivo
in Georgia
Di che mi lamentavo? La mia
immaginatività non aspirava forse a
fare ingresso in un Paese succube di un incubo interminabile quanto la sua
stessa fine?
Vi ci si addentrava in effetti
per la strettoia di un solo cancello, uno alla volta, poi erano ore e ore di controlli sfinenti, prima di potersi
avviare di notte in un oscuramento universale, tra case che sfilavano larvali
nel sonno incombente.
Ti sei risvegliato solo al
mattino nella periferia industriale di Kutaisi, quando i primi tram macilenti
avevano ripreso a sferragliare per ( le) strade disastrate scrostate,
lungo le quali si succedevano blocchi su blocchi di condomini slabbrati l’uno uguale all' altro, entro l'
opprimente squallore della cui incuria riprendeva la vita nel primo albore.
Ma al di là di Kutaisi, oltre la
fatiscenza rugginosa e lo sfascio svetrato degli impianti in disuso, dietro
mura e cancelli popolati solo dall' infoltirsi della sodaglia, la natura
smagliava ogni Moloch o Leviathan, i corsi e ricorsi serpentinanti dei
fiumicelli Rikotula, e Dzirula, tornavano a inverdire i boscosi pendii
circostanti, i fondovalli disseminati di villette di legno con le loro fiorite
verande.
Poi, al passaggio nel Kartli
sarebbe finito l'idillio montano, antichi castelli frammisti alle fabbriche si
sarebbero alternati nelle valli, su in alto sarebbe apparsa l'antica pieve di
Djvari, mentre scorreva via Mtsketa con la sua cattedrale, eravamo oramai alla
periferia di Tbilisi, una autentica metropoli caucasica, di grandi viali
alberati che davano accesso al lungofiume, una grandezza appena intraveduta e
già immiserita nello sporco grigiore della stazione di Ortochala.
Da Hopa erano stati miei compagni
di viaggio due giovani e cari amici inglesi, essi erano appassionati di
archeologia e linguistica caucasica, e a loro, che avevano chi li attendeva,
mi era ora difficile celare l'ansia, nell' affrontare con così poche
referenze la realtà di Tiblisi.
Ma poteva sopraggiungere soccorso
più provvidenziale di quello del direttore della stazione di Ortochala, di
suo fratello Bano cui mi faceva da tramite? Come anche la figlia al telefono,
Bano poteva addirittura parlarmi in Italiano,
lo aveva insegnato finanche all' ambasciatore di Georgia in Italia
Quand'è sopraggiunto, nell'
eleganza rinfrescata della sua senilità aitante, Bano mi ha fatto pur anche
da guida di Tiblisi, me ne ha illustrato le origini storiche e leggendarie,
una volta che siamo giunti al punto ove il fiume più restringe, sorge in alto
sul dirupo costiero la chiesa di Metekhi, e Tiblisi sfolgorava nel sole come
una Roma del Caucaso.
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Immagini di repertorio di
Tbilisi |
Mi magnificava la grandezza della
città, i legami delle genti e delle dinastie caucasiche con l'antica Roma ai
tempi di Antonino Pio, l'amicizia tra la Georgia e l'Italia sancita nel 1713
dalla redazione del primo dizionario georgiano- italiano, di cui egli
già si era fatto più volte in Italia promotore, nelle vesti dismesse di
plenipotenziario culturale del regime sovietico, senza che per questo suo
passato, e per la sua dignità ufficiale, mi tacesse l' incattivimento brutale
dei Georgiani, il disinteresse per il bene comune ed ogni logica economica,
che proprio il socialismo aveva sedimentato.
Come già il regime sovietico
centrale, dopo la sua fine anche gli aiuti economici internazionali erano
stati parassitati, Ecco , il termine italiano " menefreghismo" era
la parola giusta.
Mi ha ripetuto più volte
l'esempio della fabbrica di capelli che seguitava a produrre milioni di
cappelli, anche se non ne aveva mai venduto neanche uno.
Le cose potevano così
funzionare?
Nella sua vitalità religiosa e
sensuale ha voluto che salissimo alla chiesa di Metekhi per il pendio più
arduo, perché anche a quell' interiorità spirituale, come a una donna,
occorreva pervenire e farla propria con tutte le proprie forze.
Era troppo ciò che così mi era
da lui concesso perché non temessi, perché miseramente non mi affannassi a
porre un termine alla generosità di Bano e a quanto mi elargiva.
L’incubo si è riaddensato
quando siamo calati nelle profondità enormi del metro, non v’era figura che
vi discendesse aggrappata alle scale mentre noi risalivamo, nel cui sguardo
non intravedessi lo sconcerto se mi fissava, come se mi si tacesse, senza
poterlo dire, la condanna che mi seguitava nell'uomo che mi era al fianco.
Invece, come ne siamo usciti
nella centrale Kostavas Kucha, egli
non mi ha chiesto che di potere fare una fotocopia della guida che avevo
appresso, la prima della Georgia che sia stata redatta o tradotta in italiano.
Ricusando la mia offerta,
insistendo per farla a proprie spese.
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Tbilisi, chiesa di Sioni |
25 luglio Mtsketa
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Galline, in prossimità di
Mtsketa |
Samstavro in Mtsketa
A una prima arcata, ribassata,ne
succede una seconda più alta della prima pure del doppio, che coinvolge nel
suo slancio anche le due navate laterali.
Su di essa si imposta la cupola
con l'irradiazione di finestre nel tamburo.
Un'abside conclude la sola navata
principale, e ad essa immette il ritmo ondulatorio d'una serie d'arcate
d'accesso sempre più ribassate.
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Chiesa di Samtavro in Mtsketa |
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La cattedrale di Mtsketa
Un endonartece a tre navatelle
rilevate dai salienti, è preceduto dai due salienti di un atrio d'accesso, e
precede a sua volta i salienti delle navate della Chiesa.
Da tali rampe, dopo due campate
serrate, si sovraergono ai lati i salienti trasversali delle facciate
laterali,cui corrisponde all' interno la verticalità vertiginosa dello
slancio ascensionale delle arcate della navata trasversale, della cupola
culminante entro la cuspide su un leggiadro tiburio.
All'esterno, delle arcate
profonde, sotto i più elevati
salienti, assecondano la fuga interna delle campate, ma è un'eccezione nella
restante massa muraria, che si compatta, senza tensione o sforzo, in una
solidità volumetrica di una matericità pittorica ch’è variegata
di ocra e di verde.
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Un
endonartece a tre navatelle rilevate dai salienti, è preceduto dai due
salienti di un atrio d'accesso, e precede a sua volta i salienti delle
navate della Chiesa. Da
tali rampe, dopo due campate serrate, si sovraergono ai lati i salienti
trasversali delle facciate laterali,cui corrisponde all' interno la
verticalità vertiginosa dello slancio ascensionale delle arcate della
navata trasversale, della cupola culminante entro la cuspide su uno
snello tiburio. All'esterno, delle arcate profonde,
sotto i più elevati salienti, assecondano la fuga interna delle
campate, ma è un'eccezione |
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Mtsketa, abside e lato
settentrionale della cattedrale |
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Mtsketa, cattedrale lato Nord |
E' tale unità che assicura il massimo risalto al paramento sacro della ornamentazione, tanto più lineare e semplice nelle costolature, e nelle arcate cieche, quanto più è emozionante la preziosità della sua finezza compositiva, nelle bande di lamine foliari inflesse, od estroflesse, che fanno splendida la facciata principale,
o la ripresa nell' abside di elementi fito o zoomorfi, degli
emblemi taurini della fertilità , o di rigogli di racemi d'uva che germinano
flabelli di penne oculari, emananti anche negli spicchi superiori delle
incisioni triangolari fra cui è compresa la cordonatura dell' abside.
All' interno, mentre la navata
centrale culmina nel catino absidale del Pantokrator, le navate laterali sono
tamponate da un muro che fa da diaframma, rispetto ai due vani laterali,-
diaconicon e prothesis, con le loro absidiole.
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Descrizione redatta il 27 luglio,
nuovamente di ritorno a Mtsketa.
La magnificenza sacrale delle
profondità altissime degli interni.
La facciata posteriore, la più
splendida,, in cui sono secrete l'abside e le sacrestie, è ritmata
dai fasci dei profili di due estreme arcate cieche e di due strombature
interne, più elevate e serrate, da cui si sopraeleva la fascicolatura curva
,a colonnine, di un prezioso castone centrale,in cui alla sommità di un fusto
di sostegno da cui germinano penduli tralci, si dispiegano a ventaglio dodici
penne di pavone con i loro ocelli.
Vi soggiace un nastro di trame
foliari, a separazione ed incorniciatura del paramento sottostante di fasce
alterne, ocra e rubescenti, che bordano la finestra del catino dell' abside.
Agli angoli inferiori di tali margini due angeli scolpiti discendono a
soccorso, si situa l'imposta di due teste taurine, tra le quali rileva la
pietra busti di santi.
Nella sommità a cuspide dell'
abside, la cordonatura del flabello di penne di pavone poi è
sovrastata da quella duplice, smagliante, che racchiude tre finestrelle
paramentate a loro volte da incorniciature.
E’ duplice tale cordonatura,
come duplice ne è la sottolineatura/ modanatura di supporto, intermediata da
due spirali o girali orbitanti, Alla sinistra dell' intera bordatura stanno
un'aquila e un leone scolpiti, alla sua sommità la croce, sotto i profili
intorti e a viluppi intrecciati delle profilature delle gronde.
E' tale la finezza delle
cordonature di strombi e di arcate,che i capitelli delle colonnine sono a
forma di dadi scudettati,, sopra pomellini con raccordi anulari.
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Abside della cattedrale di
Mtsketa |
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Nella
sommità a cuspide dell' abside, la cordonatura del flabello di penne di
pavone poi è sovrastata da
quella duplice, smagliante, che racchiude tre finestrelle paramentate a
loro volte da incorniciature. E’
duplice tale cordonatura, come duplice ne è la sottolineatura/
modanatura di supporto, intermediata da due spirali o girali orbitanti,
Alla sinistra dell' intera bordatura stanno un'aquila e un leone
scolpiti, alla sua sommità la croce, sotto i profili intorti e a
viluppi intrecciati delle profilature delle gronde. E'
tale la finezza delle cordonature di strombi e di arcate,che i capitelli
delle colonnine sono a forma di dadi scudettati,, sopra pomellini con
raccordi anulari.
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Vi soggiace un nastro di trame foliari, a separazione ed incorniciatura del paramento sottostante di fasce alterne, ocra e rubescenti, che bordano la finestra del catino dell' abside. Agli angoli inferiori di tali margini due angeli scolpiti discendono a soccorso, si situa l'imposta di due teste taurine, tra le quali rileva la pietra busti di santi.
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26 luglio 2001,
Djvari
Come alla stessa ora di ieri, mi
ritrovo alla autostazione di Didube nell' attesa snervata e trasudante che
finalmente partè a l'autobus per la deviazione che porta a Djvari.
Oramai, per presto che parta,
sotto il sole cocente dell'ora più rovente del giorno, dovrò salire fin su
la sommità collinare dove sorge la chiesa.
Intanto nell' autobus è un
viavai continuo di venditori ambulanti, tra i passeggeri che sarebbero al
limite dello sfinimento,non fosse per una sopportazione che in Georgia è un
doveroso costume abituale.
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Nemmeno l'avere trovata chiusa la
chiesa di Djvari, può tramutare in una delusione l'esserci giunto, lungo
tornanti ora assolati tra le stoppie e i pascoli, ora adombrati da profonde
pinete, con una breve sosta in una loro radura per pasteggiare achapuri ed
acqua.
Pazienza, ne desumerò dall'
esterno l'articolazione degli spazi interni nella sua primitività complessa,(
di quadriconco con nicchie e camere angolari, secondo la tipologia delle
chiese armene di Avan e di Santa Hripsimé, in particolare,).
E'magnifica la
confluenza sottostante dell' Aragvi nello Mktvari, nel punto stesso in cui
di fronte sta Mtsketa, la sua cattedrale fra le cinta di mura, più defilata
la chiesa di Samtavro.
Tra i pendii antistanti, che nei
loro declivi ne assecondano le anse a fondovalle, lo Mtkavari si snoda
verdeazzurro sotto i ponti che ne
sono ricolmi, in attesa che l'Aragvi gli rechi in dono, dalla destra, il suo
corso più incerto fra il greto emergente, del cui apporto si fa sulla
sinistra più fluente e più ampio, all'amplesso, di un verde la cui
chiaria si addensa del riflesso dei pendii montani, prima che una chiusa già
ne trattenga il fluire, ove il suo corso si restringe tra i monti e la valle.
E
di sotto il nastro d'asfalto e le auto di passaggio, nel ventre del monte
l'imboccatura della galleria ferroviaria, da cui ora escono ed entrano
treni.
La chiesa veniva aperta, ed io
potevo rilevarne all' interno la tipologia quadriconca con vani angolari,
passando di sacrestia in sacrestia, disegnando le nicchie d'angolo che ad esse
preludevano.
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Divari, portale d’accesso
meridionale |
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Divari, Abside |
Poi il passaggio che mi veniva
offerto in macchina sulla via per Mtsketa, anziché appagarmi propiziava
l'eccesso rovinoso di una mia lotta sfiancante contro il tempo, per rivedere
la cattedrale di Mtsketa e visitare le vicine rovine di Armazistsikhe, in cui
vivevano i Pitiakhshebi nel i secolo a.C..
Dal punto in cui scendevo dall'
automobile, ad un restaurant, percorrevo l'intero fondovalle
che avevo visto dall' alto, dalla chiusa fino ove curvano i monti alla
confluenza dei fiumi, risalivo il corso dello Mktvari fino all' ultimo suo
ponte, alla cui altezza soltanto, traendo fiato, riguardavo meglio la carta e
mi accorgevo che Armazistsikhe non era situata tra il ponte stesso e la
cattedrale, ma due chilometri più a monte , sempre che non si trattasse
invece di due miglia, nella
traduzione sbagliata in italiano della distanza che ancora intercorreva...
Due chilometri, o due miglia che
fossero, di un tragitto divenuto interminabile alla mia stanchezza, lungo il
quale non trovavo che delle discariche, che uomini che si bagnavano al fiume e
che mi ragguagliavano che non avrei trovato niente, anche oltre i cancelli che
credevo che avviassero alle rovine/ ai resti di Armazistsikhe.
Con la sera calante prevaleva
allora soltanto la ragionevolezza di arrendermi, di fare ritorno sui miei
passi stremati, con il conforto o lenimento, almeno, di trovare ancora dopo le
venti una marshrutka per Tiblisi.
Arte armena
L'arte armena si è fatta
un'espressione del divino in un'astrazione pietrificata refrattaria alla luce
del tempo.