26 luglio 2002, sul giorno avanti

 

Ieri sera, al rientro da Mtsketa, che gioia ritrovare dietro i vetri di un ristorante in Rustaveli Gamziri i visi e la simpatia amichevole dei due ragazzi inglesi con i quali in pullman sono arrivato a Tiblisi, scambiarci le prime emozioni ed esperienze del nostro viaggio in Georgia.

Come me l’ero cavata? Mi aveva recato aiuto quel signore il cui fratello  parlava l’italiano?

Non alloggiavamo distanti, sia io che loro nelle vicinanze di Melekshvili Kucha,  dove è il quartiere in salita di Vera.

Anche loro erano stati a Mtsketa, ma i due giovani in giornata si erano recati a Gori,  a vedervi il Museo di Stalin.

Ma la sua personalità non aveva gran che convinto, chi dei due era il mio più diretto interlocutore.

Né loro né io avevamo visto Djvari, loro rinunciandovi, io riservandomi ad oggi la fatica di salirci, sette chilometri a piedi all’andata e al ritorno.

Ma una domanda che il mio interlocutore mi ha posto, mi ha messo in non poca difficoltà: qual era la differenza tra l’arte armena e quella georgiana?

Del resto, recava così pochi lumi in materia anche il Khrautheimer, anche tra gli studiosi specialisti le idee erano talmente confuse….

Comunque di una cosa eravamo assolutamente certi: che niente di più bello avevamo visto in Georgia, della cattedrale di Mtsketa.

Non ho certo detto loro, in tale elevazione reciproca spirituale,  come la sua fascinazione non mi aveva impedito di differirne l’approccio per divorarmi un intero vaso di yogurt, e sporcarmene tutto, seguitando a interessarmi piuttosto delle vicissitudini di un montone che vi era stato trascinato da dei visitatori devoti che l’avevano ritrovato lungo il tragitto,

che per un’insolazione non era nemmeno più capace di reggersi sulle zampe; al che il custode l’ha rinchiuso, o perdirla più precisamente, spedito con un calcio nel culo, che ne ha vinto la stordita  ritrosia, fin dentro il più intimo recesso di uno stanzino scuro della sua dimora in legno.

E che grande città era Tbilisi,  divertendoci nel ricordare gli aspetti dei mercati intorno alle stazioni, così animati da sembrare suk orientali.

Non fossi stato così preso dalle difficoltà di rintracciare la Marshrutka per Mtsketa, che emozione in cui perdermici, sentirvi “If you wish here” dei Pink Floyd, sovrastarne il clamore nelle sue risonanze lisergiche…

L’ indomani,l’oggi in cui ne scrivo, si sarebbero recati ad Uplistsikhe, che ancora ignoravo che sia uno dei più eccezionali siti archeologici del Caucaso.

Ci siamo lasciati immancabilmente ripromettendoci di scriverci, al ritorno in Italia ed in Inghilterra, e la loro cara sagoma si è allontanata nella folla, fluttuandovi ondeggiante finché non li ho persi di lì a poco di vista, benché fossimo diretti nella stessa direzione.

 

 

 

 


 

 

 

28 luglio Gelati

 

 

 

 

Intorno alle rovine della cattedrale di Bagrati, stamane sono sparsi dei reparti militari, in un viavai di attività di addestramento, di lavori con bulldozer e ruspe, tra i pellegrini e i visitatori che osservano.

Ciò che più è singolare, della cattedrale di Bagrati,è che è un luogo di culto ortodosso in cui si officiano i riti a cielo aperto, e la devozione si segna di fronte a delle candele che si consumano nel vento.

Ripetendo il segno di croce ogni volta che la campana suona a martello.

La cattedrale è triconca, a tre navate e con tre esonarteci, uno ad ogni ingresso.

Le absidi vi sono incapsulate nella muratura e si incurvano ed ognuna di esse si incurva in due nicchie sovrapposte, la chiesa era infatti a due piani, giacché alla nicchia superiore corrisponde una serie di finestre lungo ogni parete, oltre le imposte delle arcate franate.

 

Una componente dei militari inizia intanto a raggrupparsi in plotoni e a marciare, gli altri si radunano in un prato in ordine sparso, intrattenendosi con chi vi è già convenuto.

Pur nella sua rovina rimaneggiata, la cattedrale di Bagrati esprime una solenne grandiosità interiore, ma l'ornamentazione esterna non presenta né la pittoricità muraria né la preziosità di orditi di quella di Mtsketa, e solo nella bellezza dei capitelli scolpiti nelle forme di tralci di viti, di teste animali( -di aquile e arieti-), recupera sulla grevità dello slancio iniziale delle colonne.  

 

I militi che avevo visto marciare li ritroverò schierati dinnanzi all' ingresso nella cattedrale, vi stanno disposti su due ali tra le cui file sono state raccolte le armi, in più fasci, che un pope sta benedicendo.

Segue un giuramento, l'inno di una fanfara.

Preferisco andarmene, lungo la discesa per un sentiero sassoso in cui galli e galline, chiocce e pulcini, vanno liberi a spasso per i rivoli d'acqua che lo percorrono, delle vacche brucano la radura del selciato.     

 

 

 

 

Kutaisi, ore 15,36 del 28 luglio

 

Stavo oramai iniziando a trascrivere il countdown dell' attesa snervante che la marshrutka partisse, dopo quanto l'avevo attesa, dopo che per un' altra ora, ancora, avevo dovuto aspettare che si raccogliessero tutti i passeggeri che poteva trasportare, quando finalmente l'autista l’ ha avviata verso Gelati.

 

Come tra le fronde è integralmente apparso, il monastero si è offerto alla vista nella continuità, nel tempo, della sua semplicità e unità  monumentale, scevro di ogni diversivo ornamentale, mentre l'interno della chiesa principale  mi ha accolto con una luminosità ch’era troppo immediatamente diffusa.

Anche gli affreschi erano di una fredda chiaria, altrettanto stilizzata quanto esente di intensità espressiva, non apparivano atti che a sollecitare un’adesione liturgica pisteumatica (ispirata dalla sola fede).

 

 

 

La transizione, XVI secolo

Gli apostoli mentre ricevono l’Eucarestia, XVI secolo

Apostoli e padri della Chiesa, XIII sec.

La discesa dello spirito Santo XVII sec.

Re David il fondatore, con un modello della chiesa nelle sue mani

L’entrata in Gerusalemme XVII sec.

San costantino e Sant’Elena, XVI secolo

L’Ascensione XVII secolo

Affresco XVI secolo

Natività XVII secolo

Le immagini degli affreschi di Gelati sono gentilmente tratte da

http://www.parliament.ge/CULTURE/ART/MURAL/GELATI/gelati.html

 

Ma com'era mirabile il mosaico del catino dell' abside, che fulgore radiava dalla profondità penetrante del visino del Bambino Gesù, entro la maternità protettiva, lineata d'oro, dell' ammanto cobalto della Madre Maria, tra gli angeli Michele e Gabriele.

Dei due angeli questi era più scialbato e più vivido di luce nel suo annuncio augurale, una trapuntatura di pietre preziose risplendeva e sfavillava gemmea, fulgente, turchese, rubescente, sull' ammanto e la delicatezza rosacea del revers delle sue auree piume ( che incanto, nella espressività pensosa della sua solennità ieratica, per vero che sia che la lineatura del profilo anche in lui, come nelle altre figure, limitava la gradazione chiaroscurale dell' incarnato dei volti, ora troppo addensantesi, ora troppo vagamente schiarentesi nel viso della Vergine Maria, più uniformemente inespressivo nel sembiante dell' altro arcangelo).

In un'esonartece, in cui vagolo solitario, c'è una bottiglia di vino su un ripiano, è una tentazione troppo invitante, nell' assenza di ogni altra persona, per resistere alla tentazione di versare nel tappo della borraccia il mio primo goccetto di vino georgiano.

Ma vi ritrovo una mosca che vi è morta ubriaca fradicia, ed il tutto finisce nella disinfezione del tappo.

Quando esco dall' ensemble di Gelati, due maialini stanno scorrazzando e cibandosi lungo i pendii.

Vi si inerpicano, vi zoccolettano, finché non preferiscono l'ombra di un muricciuolo, e cercarvi riposo e ristoro.

Mi sono così cari che dopo averli tranquillizzati con il tono della mia voce, accanto a loro attendo una marshrukta e  vorrei che quanto è più possibile tardasse a venire.

E parlo, parlo ai due maiali, che un poco si volgono, un poco si appisolano.

" L'importante è non conoscere il proprio futuro, dico a loro commosso, mentre vedo già le loro teste appese a qualche gancio, spaccate a m”età dal taglio.

" Ma che ne so, se il futuro riserva a me o a voi più prossima la fine? Come potrei io stesso finire..."

 

 

 

 

 

 

Ed indico a loro la via dei monti, come se potessero capire che per loro vi è aperta la via di un'impossibile fuga.

" Cari, ma voi che non potete capirmi, resterete sempre in me, sempre, sempre, sempre...".

Eh, purtroppo per loro, (è) la Georgia è un paese cristiano...

Sulla marshrukta, insieme con un anziano della zona che lavora in Gelati, rientrano in Kutaisi una pellegrina e due anziane mendicanti di professione.

Lungo la sconnessione stradale sarà una successione continua di magnifiche mucche e di maiali e galline allo stato brado.

In Kutaisi, prima che un ristorante, cerco se in Gaponova Kucha vi siano ancora i micini neonati che stamattina vi stavano in abbandono e in offerta lungo la strada, raccolti dentro una scatola.

Invano avevo cercato per essi un poco di latte in qualche drogheria.

Non li ritrovo,e spero che la carità di qualcuno li abbia raccolti.

Nè trovo alcuno a rispondermi, quando seguitando lungo Gaponova kucha, verso Julia Kalbatoni che mi ospita, suono al campanello del centro della CHiesa cattolica della Georgia occidentale.

Invece sono numerosi gli ebrei convenuti alla successiva sinagoga, oggi che è sabbath.

Avrò dimenticato guida e dizionario, quando uscirò di casa, dalla signora Julia, per andare all' Europe restaurant.

Non mi resta che affidarmi ai piatti di sole verdure, che più che consigliarmi, mi prescrive la ragazza che è all' ingresso del bar chiassoso che fa tutt'uno con il ristorante, la sola che vi sappia parlare in Inglese.

Mi è simpatica , come io non risulto esserle affatto.

" Why no meat?-protesta spazientita, a nome degli interessi per i quali sta lavorando.

Glielo dico quando sarò meno spazientito e contrariato con me stesso, per essermi dimenticato dizionario e guida pertinente la prima volta che in Georgia vado a un ristorante vero e proprio, restando privo della nomenclatura stessa dei principali piatti del paese, delle indicazioni  sui loro ingredienti.

" Why no meat? I like the meat, but I like more the animals".

Ma sono buonissimi i peperoni ripieni di riso e di un trito di carote e prezzemolo, sono carissimi, quanto scottano, i funghi in acqua e sale di cottura, che mi vengono imbanditi in una terrina di coccio. Ecco perché la giovine insisteva tanto che provassi il loro mzhavi che ignoravo che fosse…

Eh, ella ha svolto benissimo il compito che le ha demandato di assumere la mia stolidità.

Una cifra esorbitante, il conto, per il tenore di vita della gente comune georgiana, pressoché si una mezza mensilità.

E' quasi mezzanotte, quando esco ha già chiuso il pub assordante, e quella ragazza non la ritroverò che in sogno.

Ma che importa per la mia felicità quanto ho pagato, che in Kutaisi, nella casa della signora Julia, rientri senza più luce ed acqua nel buio notturno.

 

 

 

30 luglio 2002

 

Tra l’uno e l’altro dei loro clamorosi scoppi di ilarità, agli archeologi di Vani,  su di giri per il supra di cui anch’io ero alticcio, inebriato nella mia felicità in disparte,  ho dimenticato di chiedere la cosa più importante, riguardo agli splendidi gioielli aurei degli antichi abitatori di Vani: ne era achemenide la provenienza, o il solo Know how stilistico, il modello esemplare? Quale era il " made in..." della lavorazione?

Tra un brindisi e l'altro di pura vodka, avevano escluso ogni connessione dell’ oro della Colchide con l'oro degli Sciti. Era da escludersi, avevano asserito unanimi, per la primitivtà nomadica di quei barbari delle steppe russe.

Non vi era forse, nei manufatti lavorati o importati nella città del re Eeta, la comune ispirazione di un'arte animalistica?

Che meraviglia, un collier esposto di tartarughe d'oro...

Era via il loro professore decano, mi venivano dicendo, e intanto essi bevevano,  e se bevevano,  a un brindisi o a una facezia che scatenava l' ilarità generale, dopo una fresca zuppa di yogurt,aglio e cetrioli, tra una razione e l'altra di badrigiani.

L'ultimo brindisi è stato per me, quando le donne del gruppo mi hanno avvertito che non potevo trattenermi oltre, perché stava per partire l'ultimo autobus in giornata per Kutaisi.

A nuove, più intense relazioni tra Georgia e Italia.

Che ho ricambiato con l'auspicio "as visitor" di non essere più in Vani solo un " pioneer".

 

 

 

Il prete cattolico di Kutaisi

 

Ho dovuto suonare più e più volte, sebbene  mi avesse appena dato appuntamento, perché finalmente il prete mi aprisse.

Ero pazzo, ero veramente pazzo, ad essermi avventurato in Georgia da solo...

La Georgia, il meridione del comunismo sovietico.

Avevo presente la Sicilia? (Ecco ...che cos'era la Georgia).

Stessi in guardia,i più non avrebbero pensato che a fregarmi...

Non avevo visto che cosa avveniva ogni volta che un conducente avvicinava un poliziotto?

Stessi più attento, ed avrei notato che allungava una mazzetta.

E' spaventosa la situazione interna.

La Georgia ha cinque milioni di abitanti e mezzo milione di profughi.

I poliziotti sono 120.000,come in Italia, dove la popolazione è dieci volte superiore.

Mi dicevano niente queste cifre?

L'Armenia è ancora più misera, un pezzo arido di rocce.

Dovrebbero popolarla 2 milioni e mezzo di persone, invece ve ne sono poco più di un milione e mezzo.

Gli altri altrove, a cercare lavoro.

Sì, la chiarità interiore delle chiese georgiane, che sin dalla soglia siano irradiate dall’ Epifania di Cristo, significavano come dicevo bene, che la Chiesa ortodossa vive e annuncia già la trascendenza della sua Resurrezione.

 

  

 

 

E' accaduto in Kazbegi

 

 

Fine della prima parte

 

 

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Arte armena

 

L'arte armena si è fatta un'espressione del divino in un'astrazione pietrificata refrattaria alla luce del tempo.