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"Sono qui, in Pondicherry, nel Sud dell' India con te, come volevo tanto, com'era il mio sogno, il mare che vedo è così bello, il giardino dell' ashram in cui siamo e le farfalle intorno sono un incanto, ed anche così sono infelice..."

Sono le parole che ho detto a K. quando nella guest house dell' Ashram di Aurobindo, il Garden Park, sono rimasto afflitto dalle mie reazioni esasperate ad ogni minima contrarietà che fosse insorta nel mattino, che la stessa addetta alla cassa non avesse il resto da darmi per la mia colazione. Nell' emergenza mi sono affiato al soccorso della farmaceutica, alla attivazione che avrebbe operato della serotonina, più che alle parole di Aurobindo e della Mère, che in un segnaposto mi invitavano  ritrovare il divino nella bellezza, a confidare nella possibilità che avvenga ogni cosa se il tocco divino è presente.

Poi, prima di partire per Cidambaram. per il luogo santo di Shiva Nataraja, abbiamo sostato nell'ashram dei due venerandi. Ho chiesto a loro di unificare la luce del loro spirito al chiarificarsi della mia tenebra. 

Che peccato che l'incalzare del tempo mi abbia negato la possibilità di sostare in Tiruvannamalai, nell'Ashram di Srri Ramana Maharsi, nei luoghi spirituali di Henry LeSaux che mi è così caro.

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