A Sangbast

 

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Dall' altezza dell' incrocio per Sangbast , dove mi ha scaricato l'autobus, ho dovuto seguitare a piedi per alcuni chilometri , nel primo pomeriggio assolato, entro la vastità  deserta della piana circondata da rilievi a distanza.

Nella loro forma che avevo ravvisato già dall'autobus,verso il mausoleo di Sangbast minareto e mausoleo gasnavidi si fondevano in un'armonia di forme di una semplicità assoluta, in prossimitÓ del mausoleo di Sangbast costituita di semplici filari di mattoni: un parallepipedo, un ottaedro, una cupola sovrapposti, profilati in angolo l'uno rispetto all' altro, nel preannuncio del moto rotatorio nel suo culmine interno:

il minareto di sangbast

 

 

 

 

il minareto una torre circolare, accanto, che si offriva al sole nell' intermittenza della malta incavata ai mattoni abbinati, il che, tuttavia, bastava a conferirle una vibrazione di luci e d'ombre che ne avvivava, fino al fulgore, il calore della pietra radiante di luce. E al pari, la rilevatura continua di un filare bastava a fregiarla di un bordo anulare, bastava la rilevatura di pietre gemime inflesse in verso opposto, nel loro incavo, a impreziosirla finemente.

 

 

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Ma la sola porticina del minareto era aperta, e mi dava accesso al solo interno della sua rampa, fino alla sua sommità.

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L'interno del mausoleo mi era invece precluso dall' inchiavardatura di un portale di ferro.

Scendevo nel paese, dunque, per cercare chi potesse averne le chiavi.

Erano quasi le quattro del pomeriggio, e le casipole rivestite di malta schiudevano i loro cancelli su cortili vuoti come le vie, non fosse stato per qualche bambino e qualche ragazza.

Un giovane, che si era fatto sull' uscio di casa, mi accennava che bussassi alla quarta porta successiva, ma non ne avevo affatto l'animo, nell' ora della siesta in cui tutto il paese era silente, e preferivo attendere, e divagare, in cerca nel villaggio di una casa del the.

Sostavo dove delle donne e delle bimbe erano intente a lavare i panni in un rivolo d'acqua, ma chiedevo piuttosto di indicarmi, dove fosse il locale, ad un uomo che dalla sua casa antistante aveva raggiunto la moglie tra le lavandaie.

Mi faceva egli intendere che non c'erano chaykhuné, in quel villaggio, quando infine capiva le mie parole, ma al tempo stesso mi tratteneva energicamente per il braccio, indicandomi l'ombra antistante degli alberelli che bordavano il rivo, ove lo attendessi al suo riparo, e grazie a lui avrei ritrovato quanto cercavo.

Ritornava infatti dalla sua dimora riaccompagnato dalle donne di casa, cui intimava di servirmi uno, due, tre bicchieri di the, su di un vassoio con delle paste fragranti. Ma quando mi riaccompagnava in motocicletta al mausoleo, doveva invitarmi ad arrendermi a quelle sbarre, dopo che aveva tentato invano di dare una spallata.

Ciononostante nion desistevo, ed  appena si è accomiatato ho fatto ritorno in paese alla casa che mi era giÓ stata indicata, e suonavo una, due, tre volte, ripetutamente, al suo campanello, ma inutilmente. Chiedevo soccorso ad un altro ragazzo, che almeno mi desse la conferma che la "kelid" era disponinile presso chi vi abitava.

Ed egli bussava, con più ruvidi modi , consapevole di chi fosse colui che mi avrebbe aperto, un vecchietto, sordo ma arzillo.

" Tourist?"ed egli cominciava a mostrarmi delle carte venute da Mashad, dalla sovrintendenza, che precludevano l'accesso a chiunque non fosse autorizzato.

Ma "all'idea di quel metallo" , " portentoso, onnipossente", pur mi avviava con tanto di chiavi verso il mausoleo, e mi dava adito al suo incanto interno:

Che Meraviglia: nella configurazione del semplice motivo spicato di una treccia di paglia volta a spirale, i mattoni che voltavano la cupola vi zigzagavano inclinati l' uno verso l'altro a lisca di pesce, turbinandovi il motivo ascendente dell' anima nella sua fuga verso il foro d'uscita del cielo, lungi dalla vanità della dispersione terrena peccaminosa..

Divagavo ancora per il paese, incalzato da un ragazzo e da un giovinetto di ritorno da un forno con il pane,, che in effetti mi avevano catturato, i due non cessavano distarmi alle costole per farmi da guida tra gli abitanti di Sangbast,

 

e condurmi dove gli asinelli, i vitelli e le mucche, giacevano entro i cortili in piccole stalle, o si abbeveravano alle pozze dell' acqua incanalata preso le strade, , altrimenti per evitarmi i cani che avrebbero potuto ringhiarmi contro dagli interni schiusi.

 

Cercavo intanto, come potevo, di sottrarmi al loro tallonamento per fissare le immagini di vita che schiudevano i cortili delle case di cui erano aperti i cancelli , ad uno dei quali mi consentiva l'accesso la coppia di anziani che vi viveva, quando mi hanno visto indugiare sulla soglia, mentre se ne stavano seduti all' ombra del muro di cinta che la fronteggiava.

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cortili di case di Sangbast

 

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Un'altra volta, ancora, ero di ritorno al mausoleo ed al suo minareto... , transitando per un campo di nomadi.

 

Ai piedi della torre un ragazzo vestito e profumato a festa, dopo il lavoro, arrestava la sua motoretta per fumarsi una sigaretta, mentre la luce, che volgeva al tramonto, avvivava il minareto di toni brucianti.

Mi era impossibile negarmi al suo invito a che in motoretta, mentre altri ragazzi sciamavano per strada, mi conducesse fino all' incrocio per Mashad.

Dove a sera tarda, nella notte incipiente, avrei dovuto ripetutamente smarrire la via, e sfinirmi, per ritrovarmi invece che nella casa da the che avevo prescelto, in quella più suggestiva della città: ove  avrei gustato che buonissimo abgusht, tra pareti affrescate da scene dello Shah namè di Ferdousi.

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